La Asociación “Minka Wasi” Educación y Trabajo Solidario para la Vida e la Asociación de Desarrollo Solidario "Yachay Wasi"

Michela

Eccomi qui. Di ritorno.
Oggi e’ il giorno più duro, il più difficile. Quello in cui , sparita l’emozione di ritrovare volti cari e amici, ti rendi conto di essere DAVVERO qui.
Il Perù mi manca molto. Le persone. Mi mancate tu e Nancy, i bambini, i bambini di Corona, le mamme, i ragazzi… la comunità.
Il “Progetto”. Questa parola mi piace molto, perché mi fa pensare ad un ponte verso il futuro, un ponte gettato così, senza sapere bene dove finisce, né cosa ci aspetta dall’altra parte. E’ un po’ così che è partito il mio viaggio verso il Perù: con entusiasmo, ma anche un po’ di paura, di dubbi …Cosa posso fare? Sarò davvero utile? Come sarà?
Mi sono buttata. Da subito, mi sono sentita accolta. Valorizzata. Per me questo è stato molto importante e vi devo ringraziare, perché avete saputo “accompagnarmi” in questo cammino lasciandomi libera di scegliere come apportare il mio contributo, ma anche facendomi sentire che tu e Nancy “c’eravate”, sempre. Anche con tutti gli impegni che 4 figli (molti di più, in realtà) e l’accoglienza di molti turisti nella propria casa comportano.
Ho imparato piano piano a conoscere Corona Santa Rosa ed i suoi meravigliosi abitanti. Senza accorgermene me ne sono innamorata.
Mi sono presa del tempo per osservare, ascoltare, cercare di capire come funzionavano le cose, le relazioni all’interno del Progetto: i bambini, le insegnanti, le mamme. Al tempo stesso mi accorgevo che il progetto è inserito in una rete di relazioni molto interessanti con l’esterno, anche queste da esplorare, conoscere.
Dopo le prime due settimane il mio punto di vista è diventato, per così dire, più “interno”: essere a Corona tutti i giorni, mattina e pomeriggio, mi permetteva di imparare molto e di capire meglio dove potevo realmente “intervenire”, mettere a disposizione quello che sapevo o sapevo fare. Sempre con mille dubbi. Farò bene o male, è proprio questo quello di cui “hanno bisogno”?
Lentamente ho imparato che la cosa più importante non era tanto il “fare” quanto l’”esserci”. Essere lì. Condividere. Che, pensandoci bene, era esattamente quello che io cercavo. Il motivo per cui ero lì. Condividere. Fare un pezzetto di strada insieme.
Il mio lavoro consisteva nell’accompagnare le insegnanti dell’asilo e del doposcuola, con l’obiettivo di implementare delle “buone pratiche” per migliorare il lavoro svolto con i bambini: programmazione settimanale, rilettura di quanto succedeva in classe, confronto sulle attività proposte, costruzione di materiale didattico e giochi che i bambini potessero usare autonomamente…ma è stato per me molto più di questo.
Durante le vacanze dei bambini, le due settimane per la festa patria, abbiamo lavorato con un “taller de capacitacion” per le insegnanti: dinamicas, estrategias didacticas y teatro. E’ stato un lavoro con il duplice obiettivo di “unire” maggiormente il gruppo delle insegnanti, facendo lavorare insieme insegnanti dell’asilo e del doposcuola, che hanno poche occasioni per incontrarsi, e dare loro spunti e strumenti, attività che potessero utilizzare in classe.

E’ stato uno scambio, un lavorare insieme per un sogno comune. Davvero credo che le persone che lavorano a Corona condividano un sogno…lavorare, ognuno nel proprio piccolo, per un mondo diverso, più “umano”, meno ingiusto. Le persone che non condividono questo sogno saltano agli occhi a Corona. Si vedono subito.
La filosofia del Progetto è questa: la comunità al centro, i bambini al centro, per dare loro tutto l’affetto di cui hanno bisogno per crescere e credere ancora nell’essere umano, nonostante tutto.
E i bambini di Corona ce l’hanno dentro, questo affetto: loro sono i primi a donartelo, così, gratuitamente, in abbondanza. Loro che non sempre mangiano tre volte al giorno, che arrivano a scuola camminando a piedi per mezz’ora, già stanchi, con una colazione più o meno arrangiata, che ricevono a casa maltrattamenti da genitori stanchi, sfiniti di lavoro e sfruttamento, rabbia e umiliazione. Genitori senza o con lavoro precario, che recuperano miracolosamente di che dare da mangiare ai loro figli, di che vestirli, l’uniforme per la scuola, scarpe o sandali, e tutte le mille cose che servono ai bambini…
Ce la mettono tutta. I bambini sono la loro ricchezza. La loro speranza.


Ecco cosa non manca a Corona: la speranza. La voglia di cambiare le cose.
Conoscendo più da vicino mamme e insegnanti, stupisce la loro allegria, la loro capacità di ridere di se stessi, prendersi un po’ in giro e andare avanti. Umorismo, credo si chiami. Penso alla drammaticità con cui spesso vedo affrontare le cose qui, intendo dire in Trentino, Italia, Primo Mondo. Io per prima mi sono spesso angosciata per problemi che ora mi paiono talmente piccoli…


Ho sicuramente imparato molto più di quanto ho “dato”. Per me conoscere Corona e i suoi abitanti è stato un vero onore. Rimangono nel mio cuore con i loro sorrisi, i loro racconti, i loro inviti a pranzo, tutto quanto hanno generosamente condiviso con me.
Ho cercato nel mio lavoro di rendermi il più possibile inutile: la cosa più bella è stata vedere come le insegnanti, una volta fornito loro del materiale, si siano spontaneamente organizzate per reperirne dell’altro, per confrontarsi e scambiarsi idee ed esperienze nel tentativo di migliorare la qualità del loro lavoro. Lo stanno già facendo e sono sicura che non si fermeranno qui….
Io sono tornata, purtroppo. Sono grata di aver avuto l’opportunità di fare quest’esperienza. Spero non finisca qui. Ma se anche dovesse succedere, mi rendo conto che questa è stata un’esperienza molto importante per la mia vita. Vi ringrazio perché lo devo a voi.

Michela

michi155@virgilio.it